M&G dalla A alla Z: L come LAVORO
M&G dalla A alla Z, l’alfabeto dei valori in gioco
L come LAVORO
Quando Valerio mi ha chiesto di sviscerare il tema del “Lavoro” legato alla pallavolo, in tutta onestà la prima cosa che (mi sono chiesto e) gli ho chiesto è stata “Ma perché chiedi proprio a me di parlare di Lavoro, se la pallavolo non è il mio Lavoro (per lo meno non quello principale)?!”. È bastato il suo sguardo per capire – ci conosciamo dai tempi delle Elementari. Mi ha chiesto di parlare di Lavoro legato al mondo dello sport, al nostro modello di sport, proprio perché la pallavolo non è il mio lavoro.
Per parlare del ruolo e del valore della pallavolo nella mia vita devo iniziare dalla scuola media, quando, a 12 anni, nel ‘93 ho iniziato a giocare. Il calcio e la pallavolo erano gli sport più praticati, ma la maggior parte dei ragazzi della mia età giocava a pallavolo. Era un modo per stare insieme, stare in compagnia, far parte di un gruppo. Giocavamo e ci divertivamo. La mia fortuna è stata iniziare a giocare nel periodo della nazionale italiana di Velasco: una squadra formata da una generazione di fenomeni che stravinceva ed era quindi una formidabile cassa di risonanza per questo sport. Erano per noi quasi degli idoli, degli esempi da seguire ed emulare. Poi l’altra grande fortuna è stata quella di aver avuto vicino la squadra di Grottazzolina proprio nei primi anni in cui cominciava a salire di categoria dalla B1 fino ad arrivare alla serie A2 – un evento straordinario per i nostri piccoli paesi! Vedere fin da ragazzo questi esempi di sportivi a livello nazionale e locale è stato importante. All’inizio quindi la pallavolo ha rappresentato una fonte di divertimento, uno sport in cui riuscivo e che mi affascinava: questi riferimenti lontani e vicini sono stati uno sprone per riuscire in qualcosa che mi piaceva e per cui ero portato. La nazionale era un sogno ma quell’esempio di alto livello era anche vicino, era qualcosa che poteva diventare realtà.
Ho iniziato a Montegiorgio, come tantissimi della mia età. Come Massimiliano [Ortenzi], Rossano [Romiti], Roberto [Romiti], Valerio [Finucci], tanto per citarne alcuni con cui ancora oggi condivido palestre e passione. Una volta entrato, con la massima determinazione, nella squadra di Grottazzolina, mi sono reso conto che arrivare a un alto livello comportava grande impegno e grandissime rinunce. È stato formativo ed educativo. Mi sono reso conto che per giocare ad alto livello dovevo assimilare anche la mentalità dell’atleta professionista: rispetto per l’avversario, per i compagni di squadra, per te stesso, per il tuo corpo, rispetto per chi ha più esperienza di te, che va ascoltato e osservato. Riuscire bene presuppone grande lavoro, tanta dedizione e l’investimento di tempo ed energie.
La pallavolo mi ha dato quei valori propri dello sport che cerco, anche adesso, di trasmettere ai ragazzi della squadra che alleno e ai miei figli. Cerco di indirizzarli verso quei valori che valgono in tutti gli ambiti e non solo in quello sportivo. Pur non avendo doti atletiche straordinarie, la grande passione e la determinazione mi hanno portato a tirare fuori il meglio di me, il massimo livello che potevo raggiungere. È stato il lavoro, insomma e prima di ogni altra cosa, a schiudermi le porte della Serie A.
Adesso ho 45 anni, da qualche anno ho dismesso i panni di atleta per indossare la giacca (la domenica) e la tuta (tutti gli altri giorni) da allenatore e, nonostante il lavoro e la fatica (due facce della stessa medaglia), sono ancora estremamente felice di far parte della grande famiglia della pallavolo e di offrire qualcosa a quel mondo da cui ho ricevuto tanto.
Mattia Minnoni – Allenatore ed ex giocatore di M&G Scuola Pallavolo e, prima ancora, della Vis Grottazzolina, cui si trasferì nel 1998 dal Montegiorgio Volley in cambio di poche lire e di venti palloni. Ma Mattia è anche la voce di tutti coloro che lavorano e giocano/allenano, tra mille sacrifici e a prescindere dalla categoria, in nome di un qualcosa che va oltre l’ingaggio o la gloria, e si chiama passione.
