TiGrotta, la mascotte che ha messo le zampe nel motore della Yuasa Battery
La nuova ambasciatrice di M&G Scuola Pallavolo si racconta in un’intervista inedita: “Emozione enorme domenica al PalaSavelli, ora non vedo l’ora di esordire al PalaGrotta”
GROTTAZZOLINA – Domenica ha fatto il suo esordio al PalaSavelli e, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di restarsene buona in panchina. Tra emozioni, autografi e un piccolo mistero ancora da risolvere, TiGrotta si prepara adesso al debutto nella sua Grottazzolina. L’abbiamo intervistata per farci raccontare come sta vivendo questa nuova avventura.
Tigrotta, partiamo dall’inizio: che emozione è stata debuttare al PalaSavelli?
«E’ stato speciale, avevo il cuore a mille! Appena ho messo le zampe al PalaSavelli ho sentito un’energia pazzesca. Pensavo di essere arrivata per fare un giro di campo, qualche saluto e magari una foto ricordo. Invece mi sono ritrovata in mezzo a una tempesta di applausi, sorrisi e colori. E ho pensato: TiGrotta, bella mia, qui bisogna lavorare!»
Iniziamo dal nome, TiGrotta. C’è qualcosa di felino, qualcosa di grottese ma anche qualcosa di misterioso.
«Misterioso? Io sono un concentrato di mistero e simpatia! Diciamo che sono una tigrotta con il certificato di residenza nel cuore di Grottazzolina. Ho le strisce, ho il carattere e soprattutto ho una missione: ruggire per la mia squadra senza spaventare i bambini!»
C’è però una domanda che continua a circolare tra i tifosi: TiGrotta è maschio o femmina? Ci sveli il mistero?
«Ahahah… ma siete proprio curiosi! Diciamo che sono TiGrotta, punto e basta! Sono qui per portare allegria, fare il tifo e abbracciare tutti, senza distinzioni. Però prometto che prima o poi vi darò qualche indizio… forse! Per adesso, lasciamo un po’ di suspense!»

Sei arrivata per portare colore. Ma una mascotte può davvero conquistare un territorio intero?
«Altroché! Un territorio non si racconta soltanto con le cartine geografiche, i cartelli stradali o le brochure turistiche. Si racconta con gli abbracci, con le persone che si conoscono per nome, con le strette di mano che valgono più di mille discorsi. Si racconta con chi parte da Grottazzolina o da altri paesi, sale in macchina, raggiunge il palazzetto e si mette a tifare come se dovesse giocare lui la partita. Io sono arrivata da poco, ma una cosa l’ho capita: questo non è soltanto un posto in cui si gioca a pallavolo. È un posto che nella pallavolo si riconosce. E questa è una differenza enorme!»
Parliamo di calore. Il pubblico ti ha accolta con grande curiosità.
«A ripensarci mi si drizza il pelo! C’erano mani che salutavano, bambini che mi correvano incontro, adulti che tornavano bambini. La cosa più bella, però, è stata la spontaneità. Una stretta di mano, un cinque, un abbraccio, una foto. Piccoli gesti che fanno rumore quanto un muro vincente.»
A proposito di bambini: la tua presenza sembra fatta apposta per loro.
«Finalmente una domanda alla mia altezza! I bambini sono il mio pubblico preferito, perché hanno un talento straordinario: sanno divertirsi senza chiedere il permesso a nessuno. Io sono qui per diventare la compagna di avventure dei piccoli tifosi e dei nostri piccoli atleti. Vorrei che una domenica di pallavolo diventasse una festa, un ricordo da custodire, una ragione per tornare. E se riesco a strappare un sorriso a un bambino che magari è arrivato al palazzetto senza conoscere le regole della pallavolo, per me ho già vinto il primo set. Se poi impara anche cos’è un ace, allora siamo al tie-break!»
A proposito di piccoli tifosi, domenica è successo qualcosa di particolare: tre bambine ti hanno chiesto l’autografo. TiGrotta, sei già una celebrità?
«Ma che figata! Io pensavo di dovermi limitare a salutare, battere qualche cinque e distribuire sorrisi. E invece, a un certo punto, sono arrivate tre bambine e mi hanno chiesto l’autografo! L’autografo! Avete capito bene? Io, che fino a poco prima stavo ancora cercando di capire dove mettere le zampe, mi sono ritrovata catapultata nel mondo delle grandi star. Quelle tre bambine mi hanno regalato qualcosa di speciale: la sensazione che TiGrotta fosse già entrata nel loro mondo. E per una mascotte non c’è contratto, premio o trofeo che valga quanto questo.»
Ma se all’esordio sono già arrivati i primi autografi, cosa succederà alla prossima partita?
Dovrò allenarmi: palleggio al mattino, ruggito al pomeriggio e corso accelerato di firme la sera. Scherzi a parte, quel gesto mi ha fatto capire che il mio compito va ben oltre il campo. Voglio essere un ricordo felice per i bambini, un personaggio da aspettare con entusiasmo e un piccolo simbolo di una grande passione. Perché la pallavolo a Grottazzolina ha 56 anni di storia, ma ogni nuova generazione può aggiungere una pagina tutta sua. E se quella pagina comincia con la richiesta di un autografo a una tigrotta colorata, direi che siamo partiti con il piede — anzi, con la zampa — giusta!»

La pallavolo a Grottazzolina vanta 56 anni di storia. Ti rendi conto della responsabilità che ti sei presa?
«Cinquantasei anni? Io sono appena arrivata e già mi ritrovo davanti a una storia più lunga della mia coda! Altro che esordio: qui c’è da studiare. Cinquantasei anni significano generazioni di persone, sacrifici, allenamenti, trasferte, vittorie, sconfitte, dirigenti, atleti, allenatori, famiglie e volontari. Significano una passione che non si è spenta quando le cose erano difficili e che ha continuato a crescere stagione dopo stagione. Io non voglio insegnare niente a una storia così importante. Voglio entrarci in punta di zampa. Voglio ascoltarla, rispettarla e contribuire a scrivere le prossime pagine.»
Dopo il debutto, che cosa sogni per il futuro?
«Sogno un palazzetto in cui i bambini mi riconoscano da lontano e mi corrano incontro. Sogno tifosi che si stringono la mano anche quando la partita non va come speravano. Sogno che chi viene da fuori scopra, attraverso la pallavolo, un territorio fatto di persone autentiche e di passione vera. Sogno che ogni partita sia anche un’occasione per stare insieme, per far incontrare generazioni diverse, per ricordare che dietro una maglia ci sono una comunità e una storia.»
E domenica arriva un appuntamento speciale: il tuo debutto al PalaGrotta! Come ti senti?
«Emozionatissima! Grottazzolina è casa, e non vedo l’ora di respirare l’atmosfera del nostro palazzetto insieme a tutti voi. Voglio vedere tanti bambini, famiglie, tifosi storici e nuovi amici. Voglio saltare, ballare, battere le zampe e spingere la Yuasa dall’inizio alla fine!»
Ultima domanda: ci lasci un messaggio per i tifosi?
«Facilissimo: domenica tutti al PalaGrotta! Venite a fare il tifo, portate i vostri sorrisi e comunque vada divertiamoci insieme. Mi raccomando, però: i posti sono limitati, quindi acquistate i biglietti in anticipo per non rischiare di restare fuori! Io vi aspetto, con le zampe pronte e il cuore pieno di entusiasmo.
Concludiamo l’intervista con un saluto, una stretta di mano e un ruggito che, secondo indiscrezioni non confermate, pare si sia sentito fino agli spogliatoi. Benvenuta, TiGrotta. La storia continua. E adesso ha anche una coda.